Pillole di storia

Intervento di Cristina Piazzini durante l’incontro “Verso il pellegrinaggio del 7 settembre 2026” – 11/06/2026

Le cose grandi, come questa, nascono dentro a grandi rapporti ma spesso anche nascono da momenti insignificanti, così che uno è costretto da subito a pensare che non è l’artefice delle idee che ha in testa. Talvolta accade che le intuizioni sono talmente oltre le tue capacità che non puoi non pensare “Chi mi sta facendo adesso”. Questa è la sintesi di ciò che è accaduto in questi anni, in questa avventura grande.

Nel 2002 mi trovai con quelli del catechismo di mio figlio in piazza SS. Annunziata, il 7 settembre per la vigilia della nascita di Maria, per la festa della Rificolona. Ci eravamo andati, oltre che con le Rificolone, per fare un saluto alla Madonna in occasione della sua festa nel luogo storico della nostra città. Ma la Basilica era chiusa, perché i fiorentini avevano scordato il significato di una festa legata a Maria, preferendo gli altri aspetti, ma anche quelli erano diventati tristi… una orchestrina jazz, anche poco amplificata, era ciò che restava della festa della Rificolona, nel suo duplice significato: religioso e civile. Sentii un profondo e strano dolore per questa cosa, tanto da dire di slancio a chi mi era accanto (che mi guardò in modo strano) “questa è una cosa che mi riguarda, se nessuno ci pensa, lo farò io”. A volte anche la frase apparentemente più presuntuosa ti è messa nel cuore, tu non capisci nemmeno come ti è venuta fuori, ma intuisci che ti è stata messa nel cuore e non puoi non seguire! Per questo cercai Graziano Grazzini, mio amico e consigliere comunale, per dirgli questa mia idea. Anche Graziano inizialmente mi guardò in modo strano, ma in realtà ci pensò molto su, trovando una strada e altri amici che condividessero questa stranissima richiesta di gestire una festa al posto del Comune di Firenze. Padre Alberto e Giannozzo Pucci insieme a me e Graziano furono i nomi che dettero vita alla Compagnia fiorentina della Rificolona, agguerritissimi per conquistare un posto, non per noi, ma per la Madonna, e questo ci era molto chiaro!

Nel 2003 nasceva la prima festa gestita dalla Compagnia fiorentina della Rificolona, la basilica era aperta e piena di gente, l’Arcivescovo (Antonelli) benediva una piazza piena di gente. L’indomani Graziano mi mandò un messaggio con scritto “Fosse stato solo per uno che passando di lì si è fermato a dire una Ave Maria ne sarebbe valsa la pena… c’è da pensare al prossimo anno!”. Tutto per una sola Ave Maria! Era la maniera di dimostrare un amore alla nostra città, ai fiorentini che lo volevano, era la maniera per servire ciò che si spiegava davanti agli occhi, ne eravamo coscienti. Ciò che però non sapevamo, era che questo era solo l’inizio. Avevamo in cuore una frase e una domanda suscitata in quei tempi dal Servo di Dio don Luigi Giussani, per noi importante perché eravamo del Movimento di Comunione e Liberazione. Giussani ripeteva in quegli anni “La preoccupazione più grande per noi deve essere questa: che con semplicità di parole l’esperienza del Mistero torni tra la folla, tra la gente-gente…”. Noi, stupiti per primi, vedevamo accadere questo!

Il 6 settembre del 2006, alla vigilia di quella edizione, Graziano moriva improvvisamente. C’ero anch’io quella notte a casa sua, con sua moglie e i suoi figli. Su un mobilino all’ingresso tutti i volantini del giorno dopo, e uno dei suoi figli, un ragazzino, Francesco, guardava i volantini e poi guardava me, nei suoi occhi la stessa mia domanda “che senso ha continuare a fare una festa domani?”, lo intuì don Silvano Seghi che era lì vicino, mi prese da una parte e mi disse “non pensare di mollare questo gesto, anche se adesso è un momento buio, ne verranno altri, anche se non capisci il senso, questo è il momento di abbandonarsi, di farsi portare dalla Madonna, lo sa Lei dove si va”.

Questo atto di affidamento e di dipendenza sta alla base della storia del pellegrinaggio, che in realtà pur essendo presente come desiderio, sarebbe poi nato la prima volta nel 2011, grazie a chi poi si aggiunse a proseguire questa storia, dopo la morte di Graziano e anche dopo la morte di padre Alberto (… i momenti bui che venivano): l’arrivo di Giovanna, Andrea, Sergio, Natale più tardi Fiorenza, anche padre Alessandro che ha fatto parte direttamente della Compagnia per un periodo… nacque questo grande desiderio di ripercorrere la strada dei vecchi pellegrini, che scendevano giù da Impruneta, ma non tanto come una rivisitazione storica, ma per imparare da loro quella affezione al cuore di Maria, di affidamento, di richiesta e di gratitudine. Il percorso, difficile da fare a piedi, tra Impruneta e Firenze, per anni rimasto chiuso, improvvisamente, anche attraverso strade sterrate, per non bloccare l’Imprunetana, si aprì, grazie molto a Sergio e Natale che lo studiarono, rendendolo accessibile per tutti, lo stesso, più o meno che percorriamo adesso; 16 Km di strada sterrata e asfaltata, e anche di campi! Il primo pellegrinaggio iniziò con 43 persone, in sordina, con un megafono per cantare e pregare durante il cammino. Per l’occasione io feci fare un cartonato, come fosse uno stendardo con l’immagine della Madonna della Santissima Annunziata e la frase “Oh Madonna tu sei la certezza della nostra speranza” (che era di don Giussani) e una quarantina di cappellini con scritto “pellegrinaggio S.M.all’Impruneta/ SS.Annunziata 7 settembre 2011” avevo speso 83 euro. Quell’anno furono raccolti dai pellegrini 78,50 euro. Erano le loro offerte, quando io le contai rimasi di stucco, mancavano circa 4 euro alla cifra, cioè la mia personale offerta. Da lì fu nuovamente chiaro Chi muoveva tutto, occorreva solo servire ciò che davanti a noi si palesava.

Tanti episodi come questo e tanto affetto dimostrato dalla Chiesa fiorentina ci hanno accompagnato sempre, a cominciare proprio dal 2011 che nel pomeriggio, siccome quei pellegrini erano tra i campi senza scorte né niente, il Cardinale Betori si mise in preghiera perché non accadesse niente, come poi ci disse quando lo incontrammo in piazza san Giovanni la sera alle 21 “sono stato preoccupato per voi, ma siete arrivati, avete una bella protezione!”. Negli anni, compresi quelli del Covid (in quelle edizioni limitate nel numero di pellegrini e concentrate sulla preghiera alla
SS.Annunziata) questo affetto non sarebbe venuto mai meno, come lo è adesso del nostro Arcivescovo che si appresta a camminare con noi per il terzo anno!

Nel 2012 la partecipazione al pellegrinaggio era quadruplicata, lasciammo il megafono e grazie alla presenza di giovani, uscì fuori un marchingegno di fili e di trombe per permettere una amplificazione, e soprattutto l’arrivo di Alessio che avrebbe curato una sempre più sofisticata amplificazione; Lorenzo, Pietro, Matteo, poi Ilario, Saverio… Cominciò a diventare importante strutturare un servizio d’ordine: Jonni e Bernardo offrirono il loro tempo e la loro competenza. (Come non ricordare con commozione Roberto che sempre si offriva di portare lo stendardo durante il cammino). Al seguito dei pellegrini una auto, improvvisata autoambulanza, ancora non c’era la collaborazione con la Misericordia, con due ragazzi dentro, pronti ad aiutare chi era in difficoltà: Alessandro e Francesco.

Ma il 2012 è anche l’anno in cui portammo in cammino la preghiera di guarigione per una giovane mamma che aveva scoperto da pochi mesi un tumore aggressivo ed era in attesa di un figlio: Caterina, che divenne in quegli anni e fino al 2018 un punto di riferimento nel cammino del pellegrinaggio, per la sua gigante fede che era evidente e così apparentemente semplice da incontrare!

Nel 2016 in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia nasceva l’Associazione In Cammino, e il pellegrinaggio si staccava dalla Compagnia Fiorentina della Rificolona e cominciava a vivere di luce propria. Il suo primo presidente: Tommaso, rimasto per diversi anni.

In questa occasione, Caterina pensò ad un disegno che rappresentasse Maria che tiene in collo Gesù, ma che, mentre teneramente lo guarda, abbraccia anche la croce e così presenta al mondo la Via. In fondo era ciò che viveva Caterina e che, mentre lo viveva, rendeva semplice guardare alla Madonna. Quel disegno divenne il Logo ufficiale del pellegrinaggio, lo è ancora adesso, diventando poi anche magline, medagline, cappellini… che hanno contribuito negli anni al finanziamento del pellegrinaggio. Caterina cammina ancora con noi!

Con gli anni le intenzioni di preghiera portate da chi camminava verso la Santissima Annunziata crescevano sempre più, come il numero di partecipanti: Associazioni, movimenti e parrocchie sempre più numerosi soprattutto di sabato e di domenica (oltre il migliaio), nei giorni feriali 600/700… i canti sempre più curati a cominciare da Emanuele, Tommaso Rosalba, Chiara, Maria, Laura, Sara… fino al coro che vediamo qui, fino ai canti composti da Stefano e Tommaso apposta per il pellegrinaggio: una creatività messa in moto da questo appartenere. Nel tempo il pellegrinaggio è diventato un gesto della Diocesi fiorentina, sempre guidato, in questi 15 anni si sono avvicendati amici particolari per sostenere i nostri passi. Oltre al Cardinale Betori e al vescovo Gambelli, come non ricordare chi il pellegrinaggio lo ha guidato a cominciare dai primi consigli di Mons. Claudio Maniago (attuale Vescovo di Catanzaro), per poi passare alla guida del cammino con Mons. Andrea Bellandi (vescovo di Salerno); Mons. Giovanni Paccosi (vescovo di san Miniato) e… per adesso “solo don” Elia Carrai, che ci è stato guida con grande entusiasmo in questi ultimi tre anni.

Ma le vere “pillole” di questa storia sono i tanti volti, molti sconosciuti, che si incontrano durante il cammino, le loro preghiere, il loro affidarsi a Maria e negli ultimi anni quelli degli ammalati di Unitalsi che camminano con noi, grazie alla generosità lieta di tanti volontari che spingono le loro carrozzine, e grazie anche alle Misericordie dei più Comuni attraversati, con cui il rapporto di amicizia è un crescendo. Un gesto semplice, di un popolo. Che non ha bisogno di essere spiegato, basta guardarlo, perché questo è un gesto che si spiega da sé. Occorre semplicemente, scusate il gioco di parole, la semplicità dello sguardo per vedere, occorre semplicemente mendicare questo sguardo.

Per quanto mi riguarda io penso spesso a quella prima frase di Graziano “fosse solo per uno che si ritrova lì e dice un’Ave Maria, ne sarebbe valsa la pena”…le Ave Maria sono state tante, e la Madonna ci ha portato, come è nel cammino della vita, a volte ci ha accompagnato, a volte ci ha preso in braccio per i tratti più duri, e noi ci affidiamo a Lei che ha voluto farci Suoi strumenti nella nostra città.

Termino citando ancora il Servo di Dio don Giussani in un pezzetto di un suo intervento al pellegrinaggio di Loreto (che tra l’altro ci sarà tra due giorni):

Senza la Madonna noi non potremmo essere sicuri del futuro, perché la sicurezza del futuro ci viene da Cristo; il mistero di Dio che si fa uomo. Non sarebbe potuto accadere questo, non si sarebbe potuto neanche ridire se non avessimo avuto la Madonna. Attraverso di Lei il dono dello Spirito si è comunicato all’uomo; nel seno di Maria è cominciata l’ultima storia dell’umanità. È un miracolo, l’inizio della fine del mondo. La morte di Cristo e la sua Resurrezione costituiscono l’annuncio di quel messaggio finale in cui il perché di ogni istante del tempo e dello spazio fluisce come memoria dell’Eterno. Così per noi, la preghiera a Cristo si identifica sempre più con la preghiera alla Madonna. Oh, Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!

Ringrazio da sempre la Santissima Annunziata e i suoi padri (fino a padre Alessandro); S.Maria all’Impruneta e i suoi sacerdoti ( a cominciare da don Oropallo) e il nuovo parroco che quest’anno camminerà con noi! Ringrazio il presidente dell’associazione, Pellegrino, il presente di questa storia, e il lavoro incredibile e nascosto di segreteria di Gabriella, tutti gli amici dell’Associazione In cammino e la loro dedizione.

Un grazie particolare ad un sostenitore e amico grande: Franco, salito in cielo un anno e mezzo fa.