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Grazie Franco Mariani

Grazie FRANCO MARIANI, amico caro e grande!

Negli anni ci hai accompagnato con stima e affetto, come giornalista e come responsabile per il Corteo fiorentino, con entusiasmo, condividendo con noi lo scopo del nostro cammino e di una festa dedicata alla Madonna per tutta Firenze.

Ti accompagnamo con la nostra preghiera!

Associazione In Cammino
Compagnia della Rificolona
Il popolo del pellegrinaggio Impruneta – Santissima Annunziata del 7 settembre

Pillole di storia

Intervento di Cristina Piazzini durante l’incontro “Verso il pellegrinaggio del 7 settembre 2026” – 11/06/2026

Le cose grandi, come questa, nascono dentro a grandi rapporti ma spesso anche nascono da momenti insignificanti, così che uno è costretto da subito a pensare che non è l’artefice delle idee che ha in testa. Talvolta accade che le intuizioni sono talmente oltre le tue capacità che non puoi non pensare “Chi mi sta facendo adesso”. Questa è la sintesi di ciò che è accaduto in questi anni, in questa avventura grande.

Nel 2002 mi trovai con quelli del catechismo di mio figlio in piazza SS. Annunziata, il 7 settembre per la vigilia della nascita di Maria, per la festa della Rificolona. Ci eravamo andati, oltre che con le Rificolone, per fare un saluto alla Madonna in occasione della sua festa nel luogo storico della nostra città. Ma la Basilica era chiusa, perché i fiorentini avevano scordato il significato di una festa legata a Maria, preferendo gli altri aspetti, ma anche quelli erano diventati tristi… una orchestrina jazz, anche poco amplificata, era ciò che restava della festa della Rificolona, nel suo duplice significato: religioso e civile. Sentii un profondo e strano dolore per questa cosa, tanto da dire di slancio a chi mi era accanto (che mi guardò in modo strano) “questa è una cosa che mi riguarda, se nessuno ci pensa, lo farò io”. A volte anche la frase apparentemente più presuntuosa ti è messa nel cuore, tu non capisci nemmeno come ti è venuta fuori, ma intuisci che ti è stata messa nel cuore e non puoi non seguire! Per questo cercai Graziano Grazzini, mio amico e consigliere comunale, per dirgli questa mia idea. Anche Graziano inizialmente mi guardò in modo strano, ma in realtà ci pensò molto su, trovando una strada e altri amici che condividessero questa stranissima richiesta di gestire una festa al posto del Comune di Firenze. Padre Alberto e Giannozzo Pucci insieme a me e Graziano furono i nomi che dettero vita alla Compagnia fiorentina della Rificolona, agguerritissimi per conquistare un posto, non per noi, ma per la Madonna, e questo ci era molto chiaro!

Nel 2003 nasceva la prima festa gestita dalla Compagnia fiorentina della Rificolona, la basilica era aperta e piena di gente, l’Arcivescovo (Antonelli) benediva una piazza piena di gente. L’indomani Graziano mi mandò un messaggio con scritto “Fosse stato solo per uno che passando di lì si è fermato a dire una Ave Maria ne sarebbe valsa la pena… c’è da pensare al prossimo anno!”. Tutto per una sola Ave Maria! Era la maniera di dimostrare un amore alla nostra città, ai fiorentini che lo volevano, era la maniera per servire ciò che si spiegava davanti agli occhi, ne eravamo coscienti. Ciò che però non sapevamo, era che questo era solo l’inizio. Avevamo in cuore una frase e una domanda suscitata in quei tempi dal Servo di Dio don Luigi Giussani, per noi importante perché eravamo del Movimento di Comunione e Liberazione. Giussani ripeteva in quegli anni “La preoccupazione più grande per noi deve essere questa: che con semplicità di parole l’esperienza del Mistero torni tra la folla, tra la gente-gente…”. Noi, stupiti per primi, vedevamo accadere questo!

Il 6 settembre del 2006, alla vigilia di quella edizione, Graziano moriva improvvisamente. C’ero anch’io quella notte a casa sua, con sua moglie e i suoi figli. Su un mobilino all’ingresso tutti i volantini del giorno dopo, e uno dei suoi figli, un ragazzino, Francesco, guardava i volantini e poi guardava me, nei suoi occhi la stessa mia domanda “che senso ha continuare a fare una festa domani?”, lo intuì don Silvano Seghi che era lì vicino, mi prese da una parte e mi disse “non pensare di mollare questo gesto, anche se adesso è un momento buio, ne verranno altri, anche se non capisci il senso, questo è il momento di abbandonarsi, di farsi portare dalla Madonna, lo sa Lei dove si va”.

Questo atto di affidamento e di dipendenza sta alla base della storia del pellegrinaggio, che in realtà pur essendo presente come desiderio, sarebbe poi nato la prima volta nel 2011, grazie a chi poi si aggiunse a proseguire questa storia, dopo la morte di Graziano e anche dopo la morte di padre Alberto (… i momenti bui che venivano): l’arrivo di Giovanna, Andrea, Sergio, Natale più tardi Fiorenza, anche padre Alessandro che ha fatto parte direttamente della Compagnia per un periodo… nacque questo grande desiderio di ripercorrere la strada dei vecchi pellegrini, che scendevano giù da Impruneta, ma non tanto come una rivisitazione storica, ma per imparare da loro quella affezione al cuore di Maria, di affidamento, di richiesta e di gratitudine. Il percorso, difficile da fare a piedi, tra Impruneta e Firenze, per anni rimasto chiuso, improvvisamente, anche attraverso strade sterrate, per non bloccare l’Imprunetana, si aprì, grazie molto a Sergio e Natale che lo studiarono, rendendolo accessibile per tutti, lo stesso, più o meno che percorriamo adesso; 16 Km di strada sterrata e asfaltata, e anche di campi! Il primo pellegrinaggio iniziò con 43 persone, in sordina, con un megafono per cantare e pregare durante il cammino. Per l’occasione io feci fare un cartonato, come fosse uno stendardo con l’immagine della Madonna della Santissima Annunziata e la frase “Oh Madonna tu sei la certezza della nostra speranza” (che era di don Giussani) e una quarantina di cappellini con scritto “pellegrinaggio S.M.all’Impruneta/ SS.Annunziata 7 settembre 2011” avevo speso 83 euro. Quell’anno furono raccolti dai pellegrini 78,50 euro. Erano le loro offerte, quando io le contai rimasi di stucco, mancavano circa 4 euro alla cifra, cioè la mia personale offerta. Da lì fu nuovamente chiaro Chi muoveva tutto, occorreva solo servire ciò che davanti a noi si palesava.

Tanti episodi come questo e tanto affetto dimostrato dalla Chiesa fiorentina ci hanno accompagnato sempre, a cominciare proprio dal 2011 che nel pomeriggio, siccome quei pellegrini erano tra i campi senza scorte né niente, il Cardinale Betori si mise in preghiera perché non accadesse niente, come poi ci disse quando lo incontrammo in piazza san Giovanni la sera alle 21 “sono stato preoccupato per voi, ma siete arrivati, avete una bella protezione!”. Negli anni, compresi quelli del Covid (in quelle edizioni limitate nel numero di pellegrini e concentrate sulla preghiera alla
SS.Annunziata) questo affetto non sarebbe venuto mai meno, come lo è adesso del nostro Arcivescovo che si appresta a camminare con noi per il terzo anno!

Nel 2012 la partecipazione al pellegrinaggio era quadruplicata, lasciammo il megafono e grazie alla presenza di giovani, uscì fuori un marchingegno di fili e di trombe per permettere una amplificazione, e soprattutto l’arrivo di Alessio che avrebbe curato una sempre più sofisticata amplificazione; Lorenzo, Pietro, Matteo, poi Ilario, Saverio… Cominciò a diventare importante strutturare un servizio d’ordine: Jonni e Bernardo offrirono il loro tempo e la loro competenza. (Come non ricordare con commozione Roberto che sempre si offriva di portare lo stendardo durante il cammino). Al seguito dei pellegrini una auto, improvvisata autoambulanza, ancora non c’era la collaborazione con la Misericordia, con due ragazzi dentro, pronti ad aiutare chi era in difficoltà: Alessandro e Francesco.

Ma il 2012 è anche l’anno in cui portammo in cammino la preghiera di guarigione per una giovane mamma che aveva scoperto da pochi mesi un tumore aggressivo ed era in attesa di un figlio: Caterina, che divenne in quegli anni e fino al 2018 un punto di riferimento nel cammino del pellegrinaggio, per la sua gigante fede che era evidente e così apparentemente semplice da incontrare!

Nel 2016 in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia nasceva l’Associazione In Cammino, e il pellegrinaggio si staccava dalla Compagnia Fiorentina della Rificolona e cominciava a vivere di luce propria. Il suo primo presidente: Tommaso, rimasto per diversi anni.

In questa occasione, Caterina pensò ad un disegno che rappresentasse Maria che tiene in collo Gesù, ma che, mentre teneramente lo guarda, abbraccia anche la croce e così presenta al mondo la Via. In fondo era ciò che viveva Caterina e che, mentre lo viveva, rendeva semplice guardare alla Madonna. Quel disegno divenne il Logo ufficiale del pellegrinaggio, lo è ancora adesso, diventando poi anche magline, medagline, cappellini… che hanno contribuito negli anni al finanziamento del pellegrinaggio. Caterina cammina ancora con noi!

Con gli anni le intenzioni di preghiera portate da chi camminava verso la Santissima Annunziata crescevano sempre più, come il numero di partecipanti: Associazioni, movimenti e parrocchie sempre più numerosi soprattutto di sabato e di domenica (oltre il migliaio), nei giorni feriali 600/700… i canti sempre più curati a cominciare da Emanuele, Tommaso Rosalba, Chiara, Maria, Laura, Sara… fino al coro che vediamo qui, fino ai canti composti da Stefano e Tommaso apposta per il pellegrinaggio: una creatività messa in moto da questo appartenere. Nel tempo il pellegrinaggio è diventato un gesto della Diocesi fiorentina, sempre guidato, in questi 15 anni si sono avvicendati amici particolari per sostenere i nostri passi. Oltre al Cardinale Betori e al vescovo Gambelli, come non ricordare chi il pellegrinaggio lo ha guidato a cominciare dai primi consigli di Mons. Claudio Maniago (attuale Vescovo di Catanzaro), per poi passare alla guida del cammino con Mons. Andrea Bellandi (vescovo di Salerno); Mons. Giovanni Paccosi (vescovo di san Miniato) e… per adesso “solo don” Elia Carrai, che ci è stato guida con grande entusiasmo in questi ultimi tre anni.

Ma le vere “pillole” di questa storia sono i tanti volti, molti sconosciuti, che si incontrano durante il cammino, le loro preghiere, il loro affidarsi a Maria e negli ultimi anni quelli degli ammalati di Unitalsi che camminano con noi, grazie alla generosità lieta di tanti volontari che spingono le loro carrozzine, e grazie anche alle Misericordie dei più Comuni attraversati, con cui il rapporto di amicizia è un crescendo. Un gesto semplice, di un popolo. Che non ha bisogno di essere spiegato, basta guardarlo, perché questo è un gesto che si spiega da sé. Occorre semplicemente, scusate il gioco di parole, la semplicità dello sguardo per vedere, occorre semplicemente mendicare questo sguardo.

Per quanto mi riguarda io penso spesso a quella prima frase di Graziano “fosse solo per uno che si ritrova lì e dice un’Ave Maria, ne sarebbe valsa la pena”…le Ave Maria sono state tante, e la Madonna ci ha portato, come è nel cammino della vita, a volte ci ha accompagnato, a volte ci ha preso in braccio per i tratti più duri, e noi ci affidiamo a Lei che ha voluto farci Suoi strumenti nella nostra città.

Termino citando ancora il Servo di Dio don Giussani in un pezzetto di un suo intervento al pellegrinaggio di Loreto (che tra l’altro ci sarà tra due giorni):

Senza la Madonna noi non potremmo essere sicuri del futuro, perché la sicurezza del futuro ci viene da Cristo; il mistero di Dio che si fa uomo. Non sarebbe potuto accadere questo, non si sarebbe potuto neanche ridire se non avessimo avuto la Madonna. Attraverso di Lei il dono dello Spirito si è comunicato all’uomo; nel seno di Maria è cominciata l’ultima storia dell’umanità. È un miracolo, l’inizio della fine del mondo. La morte di Cristo e la sua Resurrezione costituiscono l’annuncio di quel messaggio finale in cui il perché di ogni istante del tempo e dello spazio fluisce come memoria dell’Eterno. Così per noi, la preghiera a Cristo si identifica sempre più con la preghiera alla Madonna. Oh, Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!

Ringrazio da sempre la Santissima Annunziata e i suoi padri (fino a padre Alessandro); S.Maria all’Impruneta e i suoi sacerdoti ( a cominciare da don Oropallo) e il nuovo parroco che quest’anno camminerà con noi! Ringrazio il presidente dell’associazione, Pellegrino, il presente di questa storia, e il lavoro incredibile e nascosto di segreteria di Gabriella, tutti gli amici dell’Associazione In cammino e la loro dedizione.

Un grazie particolare ad un sostenitore e amico grande: Franco, salito in cielo un anno e mezzo fa.

Il pellegrinaggio per la Natività di Maria da Impruneta alla Santissima Annunziata

Toscana Oggi – 27 luglio 2025

L’associazione “In cammino” annuncia ufficialmente che anche quest’anno, nel pomeriggio di domenica 7 settembre, si terrà il Pellegrinaggio a piedi dal Santuario di Santa Maria all’Impruneta alla Basilica della Santissima Annunziata di Firenze, giunto alla sua quindicesima edizione. Un gesto semplice, ma ormai divenuto caro e atteso da moltissime persone della città e della diocesi.

Anche quest’anno, a conferma del valore ecclesiale che il pellegrinaggio ha assunto nel tempo, S.E. Mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, camminerà con i pellegrini. “Lo ringraziamo di vero cuore per aver aderito al nostro invito così come gli siamo grati per aver proposto di riconoscere questo momento come il gesto di inizio dell’anno pastorale per tutta la Diocesi fiorentina. È un riconoscimento che ci onora e che conferma quanto questo cammino – nato dalla nostra appartenenza a Comunione e Liberazione e dal desiderio di amare e servire la Chiesa, come ci ha insegnato don Giussani – appartenga ormai a tutta la comunità cristiana”, ha dichiarato il presidente dell’associazione Pellegrino
Giornale.

La storia di questo gesto è ormai nota ai più. Tutto nasce dal desiderio di alcuni amici di restituire ai fiorentini il significato più profondo della festa della Rificolona, antica tradizione cittadina legata alla nascita della Madonna. “Fin dall’inizio, la nostra appartenenza al movimento non è mai stata un ostacolo, ma un motore nel rispondere alle proposte della Chiesa locale. E oggi sentiamo che questa storia è un dono per tutti, da affidare di nuovo – dopo 15 anni – nelle mani del Vescovo, come già fecero i nostri amici Cristina Piazzini e Graziano Grazzini nel 2011, quando fu organizzato per la prima volta il pellegrinaggio”, ha ricordato Giornale.

In un incontro di conoscenza e di preparazione che alcuni membri dell’associazione hanno avuto con lui il mese scorso in Arcivescovado, mons. Gambelli ha riconosciuto nel pellegrinaggio non solo un gesto significativo per chi partecipa, ma un’immagine concreta del cammino sinodale della Chiesa, come ha ricordato anche Papa Leone XVI nei recenti incontri con i movimenti ecclesiali. Per questo, l’appuntamento del 7 settembre sarà proposto ufficialmente a tutte le parrocchie, associazioni e realtà della Diocesi, come segno visibile di un popolo in cammino insieme verso Maria, in attesa dell’assemblea diocesana che si terrà in Duomo alla fine dello stesso mese.

Quest’anno, inoltre, il pellegrinaggio si inserisce nel contesto del Giubileo, che la Chiesa universale sta celebrando. Il Giubileo è un anno santo, caratterizzato da una speciale apertura alla misericordia di Dio, da pellegrinaggi, confessioni, opere di carità e dall’indulgenza plenaria per i fedeli che partecipano con cuore contrito e fedele. È un tempo di rinnovamento spirituale e di riconciliazione, in cui il cammino dei singoli e del popolo cristiano diventa segno visibile di un ritorno a Dio e alla comunione fraterna. A tale riguardo, il presidente Giornale ha aggiunto che “anche il nostro pellegrinaggio, quindi, vuole stare dentro questo grande evento di grazia, camminando insieme verso il cuore della fede. E proprio per queste ragioni, abbiamo deciso di adottare il tema del Giubileo che è “Pellegrini di speranza”.

Negli anni, il pellegrinaggio ha raccolto e custodito tantissime storie, volti, intenzioni di preghiera. È diventato anche l’inizio della vita sociale per gli universitari della città, che in quel cammino riscoprono una Firenze più viva, più vera, più comunitaria.

“In questo tempo in cui tutto sembra svanire nella fretta o nella dimenticanza e in cui ci siamo riscoperti fragili e vulnerabili a causa delle guerre in corso in diversi quadranti del mondo, questo gesto conserva una bellezza umile e radicale: tornare a camminare insieme, riscoprendo il cuore di una tradizione che unisce cultura e fede, storia e presente, singoli e popolo. “Con semplicità di parole l’esperienza del Mistero torni tra la folla, tra la gente – gente”, scriveva don Giussani. Ed è proprio questo che il pellegrinaggio tenta di vivere ogni anno, perché si possa essere aiutati a riconoscere il Mistero dentro il cammino della vita”, ha dichiarato Giornale.

La partenza sarà, come sempre, dal Santuario di Santa Maria all’Impruneta nel primo pomeriggio del 7 settembre. Quest’anno, essendo domenica, il gesto inizierà alle 14:00 con la celebrazione eucaristica festiva. L’arrivo in Piazza Santissima Annunziata, dopo circa 16 km tra le colline e le strade della città, sarà accolto dalla festa delle rificolone, dalle famiglie, dai bambini, dalle autorità civili e religiose. Un popolo in cammino, ancora una volta, per dire grazie.

“Sin da ora, ringraziamo i volontari, gli sponsor, gli amici della Compagnia della Rificolona, le autorità istituzionali, le polizie municipali, i sacerdoti e tutti coloro, che a vario titolo, hanno dato la loro disponibilità per la buona riuscita di questo gesto che, evidentemente, continua a vivere perché è nelle mani di un Altro”, ha concluso Giornale.

In attesa di vederci lì, sotto lo stendardo della Madonna, disegnato dalla nostra amica Caterina Morelli, ricordiamo ciò che disse nel 2023 il Cardinale Giuseppe Betori: “Voi siete come l’acqua per le radici. Continuate a nutrire la fede della città”.

Ci è capitata una grande grazia

Cari amici,

il Signore mi ha fatto una grande grazia, poiché mi ha fatto conoscere il pellegrinaggio Impruneta-SS. Annunziata del 7 settembre appena l’anno successivo in cui esso è nato. Mi ha poi fatto un altro regalo chiedendomi (insieme a tanti amici) di partecipare attivamente alla costruzione del gesto. Per questo racconto molto brevemente cosa tutto questo ha significato e significa per me. Scrivo le due cose che più mi colpiscono ogni anno:

Il pellegrinaggio è il gesto più semplice e utile di preghiera vera per iniziare l’anno. Mi ritrovo spesso a iniziare ogni anno carico di desideri e preoccupazioni, ansie e aspettative, come penso ognuno di noi. Di fronte alla vita che stringe mi accorgo che posso cercare di destreggiarmi tra le mie questioni, cercando di tenere tutto insieme, oppure fare la cosa più semplice: offrirle e affidarle alla Madonna perché le porti ai piedi di Gesù. È così che tutto ritrova il suo posto, e posso ricordarmi che tutto mi è dato solo perché io faccia un passo in più verso di Lui. Il pellegrinaggio, proprio il 7 settembre, quando la vita “ricomincia”, è questa immensa occasione. Fare il pellegrinaggio mi ricorda che sono in cammino, che sono in cammino verso una casa, dove mi aspetta qualcuno che mi ama, e infine che non sono da solo, perché sono circondato di amici che supportano il mio camminare. Che bello un gesto così semplice che ci mostra quello che, in fondo, è l’essenza della vita cristiana.

Avere la fortuna di organizzare il gesto mi fa gustare ogni anno della bellezza di vedere Gesù all’opera. Perché, se c’è una cosa che ho capito guidando l’associazione In Cammino, è che le cose le costruisce Dio. Noi siamo “servi inutili”, custodi di qualcosa di più grande di noi che emerge prepotente nonostante la nostra pochezza. Potrei fare mille esempi di fatti dove ho visto accadere questo! I nostri poveri tentativi sono sempre stati superati dalla bellezza che vedevamo accadere, e tante volte mi sono ritrovato commosso vedendo come Dio agiva. Per questo mi viene da dire che, organizzare il pellegrinaggio per tanti anni non è stato un “fare” qualcosa. Ma piuttosto un mettersi in prima fila per vedere cosa Dio avrebbe fatto, in me e negli altri. Ecco, riconoscere la Sua presenza all’opera è forse la cosa che più mi spinge ogni anno a impegnarmi con questa storia. Ed è anche l’unico motivo, da cristiano, per cui faccio le cose.

In sintesi: che gratitudine! Ci è capitata una grande grazia, che porta frutti inaspettati e imprevedibili. Per questo ringraziamo Dio.

Tommaso

Un giorno da pellegrini per essere acqua che alimenta le radici

L’appuntamento è alle due e mezza del pomeriggio nel Santuario dell’Impruneta. Siamo in tanti: alcuni arrivati in pullman, altri in auto. Ci salutiamo, ci abbracciamo. È la prima occasione d’incontro dopo la pausa estiva. Anche quest’anno ci ritroviamo per partecipare al pellegrinaggio che ci condurrà fino alla Basilica della Santissima Annunziata. È il 7 settembre, vigilia della natività di Maria, una festa molto sentita dai fiorentini, che coincide tra l’altro con quella della Rificolona.

Il pellegrinaggio a piedi si ripete ormai da tredici anni dopo che un gruppo di amici ha ripreso un’antica tradizione del Seicento. La cosa bella è accorgersi però che ogni volta non assistiamo alla ripetizione meccanica e scontata di un momento ma al riprodursi di un Avvenimento in cui il Mistero si rende presente attraverso alcuni fatti che accadono davanti ai nostri occhi.

Prima di partire, ci sistemiamo in chiesa dove viene cantato per la prima volta il nuovo inno del pellegrinaggio intitolato “Cammina qui con noi” e scritto da Stefano Poli, che tutti chiamiamo Lillo. È un canto molto bello che si rivolge direttamente a Maria a cui chiediamo di essere “sostegno in questo tempo e porta per l’Eterno / per goder del Tuo bel viso un giorno in Paradiso”.

Subito dopo prende la parola don Elia Carrai che ci introduce al significato del gesto che ci apprestiamo a compiere. Per farlo utilizza una frase sulla preghiera di don Luigi Giussani che risveglia le nostre coscienze e poi aggiunge: “Non c’è testimone più grande, più familiare, più amica
da guardare se non la Madonna, tutta piena della coscienza del Mistero di Dio. Non sopra di sé, non oltre sé, ma nelle viscere della Sua vita. Iniziamo questo gesto come mendicanti, innanzitutto di questa coscienza povera della Madonna, di poter sentire la propria vita, la vita dei nostri figli, la vita cristiana, le circostanze, con il cuore di Maria. Immedesimarsi con Lei sarà un lungo camminare. Non importa se ci distrarremo, faremo sicuramente fatica, ma tutto questo ci aiuta a chiarire ancora di più la natura vera dei nostri bisogni”.

Mentre sono seduto al banco ad ascoltare queste parole, si avvicina Cristina, una delle organizzatrici del pellegrinaggio, che mi chiede la disponibilità a portare la croce quando sarà il momento di iniziare. Un invito totalmente inaspettato che accolgo molto volentieri e che mi riporta alla mente l’invito di Gesù a Pietro presso il lago di Gennèsaret a prendere il largo e a gettate le reti per la pesca, che avevo sentito al Vangelo della messa della mattina. Attraverso un’amica, anche a me il Signore chiede in questo momento di prendere il largo, di fidarmi di Lui, di fare il cammino, di non avere paura della stanchezza. Io che sono arrivato qui pieno di dubbi, di domande, di incertezze…

Ho camminato con la croce in mano per tre chilometri a fronte dei circa quindici che abbiamo percorso. È stata una distanza breve ma significativa, che mi ha permesso di gustare il gesto che stavo compiendo, soprattutto riandando alle ragioni e alle domande che mi avevano portato qui. E poi è stato meraviglioso constatare il popolo orante e silenzioso che mi sosteneva alle spalle; un popolo fatto di tanti giovani e bambini ma anche di adulti e di anziani, tutti presi da questa Presenza che ha affascinato le nostre esistenze.

Dopo una prima sosta a San Giusto ad Ema, al tramonto siamo arrivati a San Michele a Monteripaldi. È il momento di rifocillarci prima dell’ultimo tratto che ci porterà in centro a Firenze. Dopo aver mangiato, vado a trovare gli amici che sono seduti sui muretti. Mi accorgo che uno di loro ha avuto un malore a causa della fatica della salita impegnativa delle Cascine del Riccio. Viene soccorso da un volontario della Misericordia che gli copre il corpo con la coperta isotermica. Mentre sono lì con lui il pensiero è andato all’episodio che tante volte ha raccontato don Eugenio Nembrini. Un ammalato che fa parte del gruppo del quadratini sta andando in ospedale trasportato dall’ambulanza. Anche lui è avvolto nella coperta color oro. Si scatta una foto con cellulare e la manda agli amici scrivendo: “Gesù per ricordarmi che sono una cosa preziosa mi ha avvolto nella carta regalo”. Una letizia e una certezza che ho visto anche nei volti del mio amico sofferente e della sua moglie che purtroppo abbiamo salutato perché diretti al pronto soccorso.

In Costa San Giorgio la preghiera si è trasformata in canto di gioia e di festa. Vogliamo che al nostro arrivo a Santa Felicita la città si accorga del nostro passaggio. Accendiamo le candele e cantiamo. Una volta in chiesa riprende il silenzio. È il momento dell’adorazione del Santissimo
Sacramento e della benedizione eucaristica. Nel frattempo ci hanno raggiunto altri amici ma anche tanti bambini con in mano le rificolone. Il corteo si ingrossa quando in Piazza Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, veniamo accolti e salutati dall’assessore Sara Funaro che poi camminerà con noi e con il cardinale Giuseppe Betori, che ci aspetta in Piazza Duomo.

Con in testa il Gonfalone del Comune e del Pellegrinaggio e con la Croce raggiungiamo piazza della Santissima Annunziata, circondati da ali di curiosi e turisti che non smettono di salutarci e di fare foto, incuriositi dalla nostra presenza festante e gioiosa. C’è la premiazione della migliore
rificolona, un premio intitolato alla memoria di Graziano Grazzini, di cui proprio il giorno precedente abbiamo commemorato all’anniversario della prematura scomparsa. Mi colpisce non solo e non tanto la bellezza dei lavori prodotti dai bambini e dalle loro famiglie per questa tradizione fiorentina quanto le parole di saluto pronunciate dal vescovo.

A noi che siamo qui per fare festa, Betori ricorda che in questa piazza manca Kataleya, la bambina peruviana di cui non si hanno più notizie da tre mesi. “Dobbiamo ricordarci sempre di lei, non diamo per scontato che lei sia scomparsa. Teniamola sempre nel cuore con la speranza che torni presto tra noi. Non solo di lei dobbiamo occuparci però perché le statistiche ci dicono che la soglia della povertà cresce sempre di più. Tanti bambini poveri non possono essere qui tra noi, sono ai margini della nostra società. Non dimentichiamoli, non dimentichiamo Kata e tutti i bambini che soffrono a causa della povertà, anche in mezzo a noi”.

Un appello che scuote la piazza e che ci permette di immedesimarci nel bisogno degli altri, a iniziare dalle tante persone che ci hanno chiesto di pregare per le loro necessità durante questo giorno. Perciò, nonostante la stanchezza e la fatica, l’ultimo atto non può che essere la preghiera dell’Angelus nella Basilica della Santissima Annunziata dove veniamo accolti dai frati Servi di Maria. Qui il cardinale si rivolge ai pellegrini, si rivolge direttamente a noi.

“Vi dico che voi siete acqua alle radici, alle radici di quello che è il senso stesso di questa festa. Bella la piazza piena ma la radice di tutto quello (la festa della rificolona, ndr) è in questo luogo. Se non ci fosse stato l’affetto a Maria dei fiorentini e della gente attorno a Firenze noi oggi non saremmo qui. Continuare questo legame della radice, quindi della fede mariana, con il ritrovarsi insieme della città, è il vostro compito. Perciò stasera vi dico grazie per il vostro impegno e la vostra fatica e vi chiedo di proseguire per alimentare le radici non solo di questa festa ma di tutta la città”.

C’è quindi un compito ed una missione da portare avanti così come c’è da essere lieti per quanto abbiamo vissuto. Si torna a casa più certi, più coscienti, più desiderosi di scoprire ciò che il Mistero, attraverso la realtà e gli amici, ci chiamerà a vivere perché il Vangelo sia testimoniato sempre di più nella carne da ciascuno di noi, proprio come ha fatto Maria di cui oggi festeggiamo il compleanno.

Avviso Importante

Chiediamo a chi ha già partecipato al Pellegrinaggio gli scorsi anni di portare con se’ la bandana con il logo.
In caso di pioggia il Pellegrinaggio si svolgerà ugualmente, consigliamo di venire muniti di mantelle adeguate.

Due Immagini della Vergine fonti di Grazie

Immagine della Madonna di Impruneta - Basilica dell'Impruneta​

Il dipinto viene attribuito, per volontà popolare, alla mano dell’evangelista Luca, che per tradizione viene riconosciuto quale pittore di molte immagini sacre. Intorno alla Madonna dell’Impruneta ed alla costruzione della chiesa la tradizione popolare tramanda episodi che narrano di questa immagine che rimase sepolta fra le rovine di un vecchio oratorio.

Nel periodo medievale, quando i popolani per onorare la Madonna vollero costruire una chiesa sulla cima del monte di S. Maria, i lavori fatti durante il giorno venivano distrutti la notte. Decisero allora di cambiare luogo e come guidati dalla mano divina iniziarono a costruire nel luogo dove era sorto il primitivo oratorio. Durante i lavori fu udito un lamento umano in quanto il piccone di un manovale andò ad urtare l’immagine sacra.

Santa Maria Madre delle Grazie - Basilica della SS.Annunziata (Firenze)

Si racconta che i Servi di Maria fecero dipingere l’affresco della loro “Vergine Gloriosa” nel 1252, quando cioè nasceva la chiesa di S. Maria di Cafaggio. E il compito importante sarebbe stato affidato a un certo pittore chiamato Bartolommeo il quale mise tutta la sua perizia e la sua fede nel rappresentare degnamente la scena dell’Annunciazione. Ma il devoto artista, nel delineare il volto della Madonna fu preso da sgomento e sfiducia nelle sue capacità e dopo diversi tentativi che lo lasciavano sempre più insoddisfatto cadde in una strana sonnolenza. Al suo risveglio, il miracolo era compiuto e nell’affresco egli ammirava quel capolavoro di fede, che ancora oggi continua a meravigliare artisti e fedeli. I fiorentini da allora si rivolgono nel luogo della Basilica-Santuario all’immagine della Madonna Madre delle Grazie, come è scritto sotto il dipinto. Quivi – dirà Michelangelo Buonarroti – non è arte di pennelli, onde sia stato fatto il volto della Vergine, ma cosa divina veramente.

Nel ricordo di Padre Alberto Ceragioli

Un saluto e tanta gratitudine a Padre Alberto Ceragioli 
Nel mese di maggio 2015 dopo una lunga malattia, ci ha lasciato Padre Alberto, tra i promotori e fondatori della Compagnia della Rificolona. Tanto si è speso per questa festa, così innamorato di Firenze, in questi anni! Nel ricordarlo, lo sentiamo presente e al nostro fianco anche in questa edizione.

Grazie Padre Alberto. Prega per noi!